In sintesi
- Gli obblighi di trasparenza dell'articolo 50 dell'AI Act si applicano dal 2 agosto 2026.
- I fornitori devono far riconoscere i chatbot e marcare i contenuti sintetici in formato leggibile da macchina.
- I deployer devono dichiarare deepfake e testi di interesse pubblico generati dall'IA, salvo revisione umana con responsabilità editoriale.
- Il Codice di condotta UE del 10 giugno 2026 è volontario ma aiuta a dimostrare la conformità.
- Le violazioni possono costare fino a 15 milioni di euro o il 3% del fatturato; per le PMI vale l'importo minore.
Aggiornato a ottobre 2026. Dal 2 agosto 2026 gli obblighi di trasparenza dell'AI Act articolo 50 sono applicabili. Riguardano casi molto comuni: il chatbot sul sito, le immagini generate per una campagna, il video con una voce sintetica, il testo scritto con l'IA e pubblicato per informare. In questo articolo distinguo cosa spetta a chi fornisce il sistema e cosa a chi lo usa, e propongo una checklist per mettersi in regola senza fermare il marketing.
Cosa dice l'AI Act articolo 50
L'articolo 50 del Regolamento (UE) 2024/1689 prevede quattro obblighi, divisi tra due figure.
Fornitori (chi sviluppa il sistema o lo immette sul mercato):
- i sistemi che interagiscono direttamente con le persone devono essere progettati in modo che le persone sappiano di parlare con un'IA, salvo che sia evidente;
- i sistemi che generano audio, immagini, video o testo sintetici devono marcare i contenuti in un formato leggibile da macchina, così che siano rilevabili come artificiali.
Deployer (l'azienda che usa il sistema sotto la propria autorità):
- chi usa sistemi di riconoscimento delle emozioni o di categorizzazione biometrica deve informare le persone esposte;
- chi genera o manipola immagini, audio o video che costituiscono un deepfake deve dichiararlo; per opere chiaramente artistiche, satiriche o di finzione l'obbligo è attenuato;
- chi pubblica testi generati dall'IA per informare il pubblico su questioni di interesse pubblico deve dichiararlo, salvo che il testo sia stato sottoposto a revisione umana e qualcuno ne abbia la responsabilità editoriale.
L'informazione va data in modo chiaro, al più tardi alla prima interazione o esposizione, e nel rispetto dei requisiti di accessibilità.
Il codice di condotta e le linee guida
Il 10 giugno 2026 l'Ufficio europeo per l'IA ha pubblicato il Codice di condotta sulla trasparenza dei contenuti generati dall'IA, con regole tecniche per marcare, etichettare e riconoscere testi, immagini e voci sintetiche. L'adesione è volontaria, ma aiuta a dimostrare la conformità. Le linee guida interpretative chiariscono inoltre che i sistemi capaci di agire in autonomia, come gli agenti che prenotano, rispondono alla corrispondenza o concludono acquisti, richiedono una trasparenza rafforzata (Agenda Digitale).
Per un'azienda che usa strumenti di mercato il messaggio pratico è questo: la marcatura tecnica è soprattutto compito del fornitore, ma la dichiarazione verso il pubblico è compito tuo.
Chi sei: fornitore o deployer?
La maggior parte delle imprese è deployer: usa un sistema sviluppato da altri. Si diventa fornitore quando si sviluppa un sistema o lo si commercializza con il proprio nome, anche costruendolo su un modello di terzi.
| Caso | Ruolo prevalente | Obbligo dell'articolo 50 |
|---|---|---|
| Chatbot di un fornitore integrato nel sito | Deployer | Verificare che il chatbot si dichiari IA alla prima interazione |
| Chatbot sviluppato in casa e offerto ai clienti | Fornitore | Progettarlo perché si dichiari IA |
| Immagini realistiche generate per una campagna | Deployer | Dichiarare il contenuto se è un deepfake |
| Articolo del blog scritto con l'IA e rivisto da una persona | Deployer | Esenzione se c'è revisione umana e responsabilità editoriale |
| Notiziario automatico pubblicato senza revisione | Deployer | Dichiarare che il testo è generato |
Le sanzioni
La violazione degli obblighi di trasparenza rientra nella fascia dell'articolo 99, paragrafo 4: fino a 15 milioni di euro o al 3% del fatturato mondiale, se superiore. Per le PMI si applica il minore dei due importi. Per il quadro italiano, che affianca all'AI Act la Legge 132/2025 e i suoi decreti attuativi, rimando alla pagina sulla consulenza AI Act.
AI Act articolo 50: checklist per l'azienda
- Censisci i punti di contatto. Dove l'IA parla con clienti, candidati o fornitori? Chatbot, assistenti vocali, risposte automatiche alle email.
- Censisci i contenuti generati. Immagini, video, voci, testi. Chi li produce, con quali strumenti, dove finiscono.
- Verifica i fornitori. Chiedi come marcano i contenuti e se aderiscono al codice di condotta. Mettilo per iscritto nei contratti.
- Scrivi la regola editoriale. Chi rivede i testi generati prima della pubblicazione e chi ne ha la responsabilità. Senza questo passaggio l'esenzione per i testi non vale.
- Prepara le diciture. Una frase standard per il chatbot, un'etichetta per le immagini realistiche, una nota per i video con voce sintetica.
- Forma le persone. L'obbligo di alfabetizzazione sull'IA è già in vigore e questa è un'ottima occasione per esercitarlo.
La regola editoriale si integra bene in una policy aziendale sull'IA: poche righe, ma chiare.
Errori da evitare
- Etichettare tutto. Una scritta su ogni contenuto, anche quando non serve, rende invisibile quella che conta.
- Affidarsi al solo fornitore. La marcatura tecnica non sostituisce la dichiarazione verso il pubblico.
- Dimenticare gli agenti. Un sistema che scrive email o fissa appuntamenti a nome dell'azienda deve essere trasparente con chi lo riceve.
Esempi di diciture
Le diciture vanno adattate al contesto, ma alcuni esempi aiutano a partire. Sono formulazioni indicative, da validare con il proprio consulente legale:
| Contesto | Esempio di dicitura |
|---|---|
| Chatbot del sito | «Stai parlando con un assistente virtuale basato sull'intelligenza artificiale. Puoi chiedere in qualsiasi momento di parlare con una persona.» |
| Immagine realistica generata | «Immagine generata con l'intelligenza artificiale.» |
| Video con voce sintetica | «La voce di questo video è stata generata artificialmente.» |
| Risposta email automatica | «Questa risposta è stata predisposta da un sistema automatico e verificata dal nostro servizio clienti.» |
Due criteri guidano la scelta: la dicitura deve comparire prima o all'inizio dell'interazione, non in fondo a una pagina; e deve essere comprensibile per chi non conosce la tecnologia.
Testi generati: quando serve la revisione umana
Il caso dei testi è quello che genera più dubbi. L'obbligo di dichiarazione riguarda i testi pubblicati per informare il pubblico su questioni di interesse pubblico; l'esenzione scatta se c'è revisione umana e qualcuno ha la responsabilità editoriale. Per un'azienda questo significa avere un processo semplice:
- chi usa l'IA per scrivere una bozza la segnala come tale;
- una persona competente la rivede nel merito, non solo nella forma;
- la pubblicazione avviene sotto la responsabilità di un ruolo definito, per esempio il responsabile comunicazione;
- resta traccia di chi ha rivisto e quando.
È lo stesso processo che serve per evitare errori di contenuto, citazioni inventate o dati sbagliati: la conformità e la qualità vanno nella stessa direzione.
Chi se ne occupa in azienda
L'articolo 50 tocca funzioni diverse, e il rischio è che ognuna pensi che se ne occupi un'altra. Una ripartizione semplice:
- marketing e comunicazione gestiscono diciture, revisione dei testi e contenuti visivi;
- IT verifica le funzioni dei sistemi, i contratti con i fornitori e la marcatura tecnica;
- legale o compliance valida le diciture e controlla i casi dubbi;
- direzione approva la regola e ne verifica l'applicazione una volta l'anno.
Un responsabile unico che tenga l'elenco dei sistemi e dei contenuti aggiornato evita che le regole restino sulla carta.
Cosa fare adesso
Dedica un'ora a due elenchi: dove l'IA interagisce con persone esterne e dove produce contenuti pubblicati. Per ogni riga scrivi chi è il fornitore, chi rivede e quale dicitura usate. È il nucleo della conformità all'articolo 50. Per verificare il quadro completo puoi partire dall'autovalutazione AI Act.
Domande frequenti
Da quando si applica l'articolo 50 dell'AI Act?
Dal 2 agosto 2026, a tutti i sistemi che rientrano nel suo perimetro.
Devo dichiarare che un articolo è stato scritto con l'IA?
Se è un testo pubblicato per informare il pubblico su questioni di interesse pubblico sì, a meno che sia stato rivisto da una persona e qualcuno ne abbia la responsabilità editoriale.
Il chatbot del sito deve dire che è un'IA?
Sì, salvo che sia evidente; l'informazione va data al più tardi alla prima interazione.
Il codice di condotta è obbligatorio?
No, è volontario, ma seguirlo aiuta a dimostrare il rispetto degli obblighi di trasparenza.